Euribor negativo, banche spiazzate. Cosa cambia per i mutui?

Alla fine è accaduto. L’Euribor a 1 mese, a cui sono agganciati molti mutui a tasso variabile stipulati e offerti in Italia (un’altra bella fetta è agganciata all’Euribor a 3 mesi) è sceso sottozero. Ieri questo tasso interbancario (che sintetizza il costo dei prestiti interbancari a 1 mese, anche se si basa su dichiarazioni delle banche e non su reali transazioni) è stato fissato a -0,002%. Briciole in termini numerici ma che ora pongono un importante interrogativo nei confronti delle banche che non erano attrezzate a questa evenienza. Sì, perché il calcolo della rata di un mutuo a tasso variabile è effettuato di rata in rata (di mese in mese per la maggior parte dei contratti) sommando allo spread (la % fissa stabilita dalla banca a inizio del contratto che rappresenta il guadagno lordo degli istituti su un prestito) il tasso di indicizzazione scelto (il tasso Bce che in questo momento è positivo ed è pari allo 0,05% e per la maggior parte dei casi, Euribor a 1 e 3 mesi). Dato che l’Euribor a 1 mese è sceso sottozero vorrà dire che tecnicamente il tasso finale dei mutui ad esso ancorati dovrebbe essere dalle prossime rate, seppur di 1 millesimo, inferiore allo spread. La domanda è: dato che il Tan (Tasso annuo nominale) del mutuo variabile è dato dallo somma tra spread ed Euribor, ora che questo indice è diventato negativo, le banche lo sottraranno davvero? È possibile? «La discesa dell’Euribor sotto lo zero era una eventualità probabilmente considerata poco realistica dalle banche, che adesso stanno valutando se e come gestire la cosa in termini di calcolo del tasso – spiega Roberto Anedda, direttore marketing di Mutuionline.it -. Difficile dire ora se davvero qualche banca prevederà una pura somma algebrica tra un indice negativo e uno spread positivo, che in caso di Euribor sotto lo zero porterebbe ad un tasso finale inferiore allo spread previsto da contratto. Una opzione potrebbe essere quella di stabilire che il tasso non potrà scendere sotto il valore dello spread, ma si tratta di ipotesi che potremo verificare con i prossimi aggiornamenti dei contratti di mutuo o dai fogli informativi delle banche». Certo, questo aggiornamento potrebbe essere fatto per i nuovi mutui, ma sui vecchi mutui le banche sono difatti spiazzate. A questo punto ai mutuatari non resta che porre personalmente il quesito allo sportello del proprio istituto per constatare se è pronto tecnicamente ad effettuare la somma algebrica (e quindi a sottrarre lo spread). In teoria, è sufficiente leggere il proprio contratto di mutuo. Se non è previsto diversamente, un Euribor negativo dovrebbe continuare ad essere sommato algebricamente (quindi sottratto) allo spread per ottenere il tasso finale del mese su cui calcolare la prossima rata. In un basket di contratti visionati dal Sole 24 Ore non sono stati riscontrati “ombrelli sull’Euribor”, ovvero limiti oltre il quale l’Euribor non possa scendere per il calcolo della rata. Per cui in teoria questi contratti dovrebbero prevedere la sottrazione automatica dell’Euribor (quando negativo) allo spread fisso per ottenere il tasso su cui calcolare la nuova rata. Lo stesso discorso vale per i mutui in franchi svizzeri concessi ai cittadini italiani (e tanto criticati in questi giorni dopo la decisione della Banca nazionale svizzera di lasciar liberamente rivalutare il franco sull’euro dopo aver bloccato il tasso di cambio per tre anni fino a 1,2, una decisione che costerà cara per i mutuatari italiani che devono rimborsare rate in franchi e percepiscono un reddito in euro). In questi giorni il Libor – il tasso interbancario svizzero utilizzato per indicizzare i mutui variabili elvetici – è sceso sotto 0, molto più pesantemente dell’Euribor. Il Libor a 3 mesi è addirittura sceso a -0,66%. Al momento, visionando i fogli informativi delle banche italiane che propongono questi mutui in franchi, non si leggono indicazioni accessorie. Il che lascia pensare che anche in questo caso gli istituti siano stati spiazzati dalla rapida discesa sottozero degli indici interbancari e che, allo stesso tempo, non abbiano previsto un tetto sotto cui (a punto la soglia negativa) il tasso interbancario non possa scendere ai fini del calcolo della rata. Del resto, la logica di un mutuo a tasso variabile, nell’era dei tassi negativi che stiamo vivendo in questo delicato momento di trappola della liquidità e deflazione nell’Eurozona, prevederebbe appunto che i tassi interbancari negativi debbano essere sottratti (cioè sommati algebricamente) allo spread. Occhio quindi a come gestire questa fase in cui molti istituti potrebbero cercare di rinegoziare con il cliente in corsa il contratto, inserendo o praticando difatti quella clausola per essi tutelante che non hanno mai inserito perché non si sarebbero forse mai immaginati di operare in un mondo dove i tassi vanno al contrario.

fonte: Il Sole 24 Ore

Pubblicato in NEWS

Unico certifica la crisi delle imprese

Quattro imprese su dieci hanno chiuso l’anno d’imposta 2012 in perdita (35%) o, se è andata bene, in pareggio (5%). Quelle che hanno registrato utili sono scese del 3,9 per cento. È la fotografia scattata dai dati sulle dichiarazioni Ires e Irap 2013 (anno d’imposta 2012) del dipartimento delle Finanze che certificano la crisi delle imprese.

Dai dati diramati ieri emerge anche il valore della deducibilità dell’Irap dalle imposte dirette e in particolare dall’Ires: un bonus da 8,3 miliardi di euro per 331mila soggetti. Mentre sul fronte degli aiuti alle imprese spicca il successo dell’Aiuto alla crescita economica (Ace) messo in campo dal decreto salva-Italia (Dl 201/2011) per la capitalizzazione delle imprese e utilizzato da 239mila società pari a oltre il 16,4% in più rispetto al 2011. Quasi sette beneficiari su dieci (164mila soggetti) avevano già utilizzato il bonus in Unico 2012 passando da una deduzione da 1,7 a 3,3 miliardi

A pesare sulle dichiarazioni delle imprese – come ha sottolineato il dipartimento delle Finanze – è stato il contesto macroeconomico caratterizzato da una contrazione del Pil (-0,7% in termini nominali e -2,3% in termini reali). Nell’anno d’imposta 2012 le dichiarazioni delle società di capitali sono state poco meno di 1,1 milioni. La forma giuridica più utilizzata è quella della Srl (87,2%).

Il 60% dei contribuenti ha dichiarato un reddito d’impresa che comunque risultato in aumento rispetto all’anno precedente (158 miliardi di euro in totale, +1,5%). E questo soprattutto grazie alla forte contrazione delle perdite registrata nel settore bancario e finanziario soprattutto legata alle operazioni di liquidità straordinaria messe in campo nel 2012 dalla Bce.

Nel 2012 le società di capitali hanno dichiarato complessivamente un imponibile di 126,7 miliardi di euro, con un lieve calo (-0,2%) rispetto all’anno precedente, influenzato anche dall’utilizzo delle perdite pregresse, che è risultato in netto aumento: sono stati 130mila i contribuenti che hanno liquidato l’imposta sottostando al vincolo dell’80% per un importo complessivo di 8 miliardi, mentre sono state 32mila le società che hanno utilizzato le perdite senza vincoli perchè registrate nei primi tre periodi di imposta . L’imponibile dichiarato dalle società che liquidano l’imposta ordinariamente ha mostrato un calo (-7,6%), in particolare nei settori delle costruzioni (-22,3%), del commercio (-14,6%) e del manifatturiero (-12,2%), mentre si è registrato un incremento nel settore finanziario (+33,3%).

Arrivano anche i primi dati sulle società in perdita sistemica. Sono state 14.120 quelle a non sfuggire alla tagliola dei tre anni di «rosso» continuato (ora il Dlgs 175/2014 porta a cinque anni il periodo di osservazione) e che si sono viste applicare la maggiorazione Ires del 10,5% (per un corrispettivo di 12 milioni di euro). In poco più di 29mila sono invece riuscite a evitare le penalizzazioni grazie a una delle cause di disapplicazione e allo stesso tempo quasi 310mila società hanno evitato la non operatività proprio grazie alle cause di esclusione o di disapplicazione automatica. Sempre in tema di addizionali Ires va segnalato che la Robin tax (su cui pende un giudizio di costituzionalità) ha interessato 580 società per un valore di 1,4 miliardi di euro (-7,4% rispetto all’anno d’imposta 2011): il 74% arriva da imprese con sede nel Lazio e in Lombardia.

fonte: Il Sole 24 Ore

AUGURI.

La dottoressa Capriotti augura a tutti i propri Clienti un sereno Natale ed un felice Anno Nuovo.

sfondi-di-natale-regali

Lo Studio chiuderà il 29 dicembre e riaprirà il 7 gennaio.

Dal bonus Irpef alle partite Iva ai fondi pensione: cosa cambia con la manovra.

La legge di Stabilità nella versione definitiva lascia sul terreno vincitori e vinti. Premiate le famiglie dei dipendenti con il bonus di 80 euro, ma anche le imprese che incassano la detassazione dell’Irap sul lavoro (sia pure con qualche ombra), restano però la stretta sull’Iva nelle fatture verso la Pa e le penalizzazioni per i nuovi minimi, con l’ulteriore tetto per chi svolge una doppia attività di lavoro autonomo e dipendente.

«Non siamo perfetti, ma cerchiamo di fare le cose», ha detto venerdì scorso alle agenzie il premier Matteo Renzi, mentre le ore passavano e il testo del maxiemendamento tardava ad arrivare. Se il Governo non è perfetto, che dire della sua legge di Stabilità per il 2015? Manovra che taglia le tasse, manovra che stabilizza il bonus da 80 euro, recita la versione ufficiale. Al di là del giudizio generale – che spesso può essere dato solo a consuntivo, dopo aver misurato l’effetto concreto delle diverse misure – ogni legge di Stabilità ha i suoi vincitori e vinti “del giorno dopo”. Categorie, soggetti, lobby chiamati a fare i conti con maggiori o minori imposte, fondi tagliati o stanziati, regole di favore o restrittive.

Il quadro completo è riportato in queste pagine. Tra i vincitori ci sono sicuramente i beneficiari del bonus da 80 euro, confermato dalla manovra, anche se alla fine sono mancate le risorse per la sua estensione. Accanto a loro ci sono i 330mila beneficiari del bonus bebè, che hanno visto la riduzione della soglia d’accesso a un Isee di 25mila euro rispetto ai 90mila euro di reddito inizialmente previsti. 

Le famiglie incassano anche un altro anno con la proroga dei bonus sulle ristrutturazioni edilizie, il risparmio energetico e l’acquisto di mobili ed elettrodomestici: tutte misure che daranno una boccata d’ossigeno anche a due settori industriali (l’edilizia e l’arredo) già duramente colpiti dalla crisi. Stop, inoltre, ai rincari sul canone Rai e via libera all’Iva agevolata al 4% sugli e-book. Di segno opposto, il cambio d’aliquota per il pellet, che passa (tra le proteste) dal 10 al 22 per cento.

Lascia un po’ l’amaro in bocca, invece, l’applicazione della tassazione ordinaria al Tfr anticipato in busta paga: una misura destinata ad aiutare famiglie in difficoltà o comunque bisognose di denaro, sconta un prelievo pesante. 
Per imprese e autonomi, invece, è decisamente positiva la detassazione dell’Irap sul costo del lavoro, che da anni pesa sulla competitività delle imprese italiane, anche se la decorrenza dal 2015 fa sì che gli effetti di cassa non saranno immediati. Scatterà da subito, invece, l’eliminazione del taglio delle aliquote Irap, introdotto la scorsa primavera. Altra misura destinata a far discutere, lo split payment, per cui – in pratica – i fornitori della Pa saranno pagati al netto dell’Iva.

Rispetto al disegno di legge iniziale, inoltre, non sono arrivate particolari aperture sul regime forfettizzato per gli autonomi e le mini-imprese, destinato a sostituire i minimi dal 2015: restano i limiti di reddito inizialmente previsti – tra cui quello di 15mila euro per i professionisti – e si aggiunge un limite extra per chi, oltre al lavoro autonomo, incassa anche redditi di lavoro dipendente o di pensione.

fonte: Il Sole 24 Ore

Pubblicato in NEWS

Precompilata, assist ai controlli

 

I dati su premi assicurativi, mutui e contributi previdenziali per la dichiarazione precompilata serviranno anche a valutare la capacità contributiva del contribuente. A evidenziarlo sono i tre provvedimenti (160358/2014, 160365/2014, 160381/2014) emanati ieri dall’agenzia delle Entrate che fissano termini e modalità per l’invio delle informazioni su deduzioni e detrazioni da parte di imprese assicuratrici, enti previdenziali, banche e intermediari finanziari che troveranno collocazione nel 730 precompilato che sarà messo a disposizione di circa 20 milioni di dipendenti e pensionati entro il prossimo 15 aprile.

I dati non serviranno solo alla precompilata ma anche a valutare la capacitàcontributiva ossia potranno essere utilizzati per i controlli anche nell’ottica delle novità in arrivo con il Ddl di Stabilità che puntano a consentire al contribuente di visualizzare le informazioni già a disposizione del fisco sulla sua posizione.

I dati da inviare

I soggetti interessati dalla trasmissione (imprese assicuratrici, enti previdenziali, banche e intermediari finanziari) sono chiamati a comunicare all’Anagrafe tributaria i dati dell’anno precedente relativi a:

premi di assicurazione detraibili, cioè quelli sulla vita, causa morte e contro gli infortuni e contratti di assicurazione che danno diritto a bonus (tranne quelli su responsabilità civile, assistenza e garanzie accessorie);

contributi previdenziali e assistenziali;

interessi passivi e oneri accessori su mutui agrari e fondiari.

Tali dati, che saranno raccolti e ordinati su scala nazionale, verranno inseriti nei sistemi informativi dell’Anagrafe tributaria. In questa prima fase attuativa le informazioni trasmesse avranno ad oggetto le principali casistiche di oneri deducibili/detraibili. Stante la finalità dei dati (compilazione del quadro riferito a oneri deducibili/detraibili) questi ultimi devono essere trasmessi dai soggetti interessati con le necessarie indicazioni di dettaglio. Ad esempio, per le assicurazioni è richiesta l’indicazione non solo della quota del premio deducibile ma anche quella del codice fiscale dell’assicurato se diverso dal contraente. Per i mutui oltre alla tipologia del contratto (acquisto, ristrutturazione o costruzione prima casa) sono richiesti anche i dati relativi all’ammontare delle rate effettivamente pagate con separata indicazione degli oneri accessori e interessi, nonché dell’eventuale cointestatario del mutuo stesso.

Modalità di trasmissione

Per l’invio dei dati le imprese assicuratrici dovranno utilizzare il Sistema di Interscambio Dati (Sid) mentre gli intermediari che erogano mutui e gli enti previdenziali si serviranno di Entratel o Fisco on line. A tal fine dovranno essere utilizzati i prodotti software di controllo e di predisposizione dei file resi disponibili gratuitamente dall’Agenzia delle entrate. Il termine da tenere presente è quello del 28 febbraio che slitta nel 2015 a lunedì 2 marzo (il 28 cade di sabato). La trasmissione si considera effettuata nel momento in cui è completata la ricezione del file, a seguito del risultato positivo dell’elaborazione dello stesso. Una volta effettuato l’invio entro il termine è, dunque, importante monitorare l’elaborazione della ricevuta al fine di verificare che la procedura si sia conclusa con esito positivo. Nel caso di scarto dell’intero file (o dei dati relativi a codici fiscali non validi) occorre inviare un nuovo documento integrale (ovvero solo i dati sui codici fiscali segnalati) entro 5 giorni dalla segnalazione dell’errore da parte del Fisco. È inoltre possibile procedere alla correzione dei dati trasmessi, ovvero all’annullamento degli stessi, entro 5 giorni successivi alla scadenza prevista per l’invio.

Omissioni o ritardi

L’articolo 3 del Dlgs 175/2014 prevede che in caso di omessa, tardiva o errata trasmissione dei dati si applica la sanzione di cento euro per ogni comunicazione. Nei casi di errata comunicazione dei dati, la sanzione non si applica se la trasmissione dei dati corretti é effettuata entro i cinque giorni successivi alla scadenza del termine, ovvero, in caso di segnalazione da parte delle entrate, entro i cinque giorni successivi alla segnalazione stessa. Al riguardo va segnalato che nel comunicato stampa di ieri l’Agenzia identifica il termine ultimo per la correzione/reinvio dei dati con il 5 marzo. In realtà, però, lo slittamento al 2 marzo del termine originario di scadenza per l’invio dovrebbe comportare un effetto di trascinamento anche sulle eventuali correzioni successive con possibilità, dunque, di intervenire entro il 7 marzo.

I SOGGETTI INTERESSATI

I soggetti interessati dalla comunicazione (disciplinata dai provvedimenti emessi ieri dall’agenzie delle Entrate) dei dati relativi a detrazioni e deduzioni per la dichiarazione precompilata sono:

imprese assicuratrici;

enti previdenziali;

banche e intermediari finanziari

I DATI DA TRASMETTERE

Premi di assicurazione detraibili, cioè quelli sulla vita, causa morte e contro gli infortuni e contratti di assicurazione che danno diritto ad agevolazioni fiscali (ad eccezione di quelli su responsabilità civile, assistenza e garanzie accessorie)

Contributi previdenziali e assistenziali

Interessi passivi e oneri accessori su mutui agrari e fondiari

LA SCADENZA

Il termine per la trasmissione è il 28 febbraio di ogni anno

Per il 2015 la scadenza (che cadrebbe di sabato) slitta a lunedì 2 marzo

LE MODALITÀ D’INVIO

Le informazioni sono trasmesse tramite Entratel, Fisconline o Sid (nel caso delle assicurazioni) utilizzando i prodotti software messi a disposizione dall’agenzia delle Entrate

I FILE SCARTATI

Nel caso di scarto dell’intero file (o dei dati relativi a codici fiscali non validi) occorre inviare di nuovo il documento integrale (o i dati sui codici fiscali segnalati) entro fine febbraio oppure, se più favorevole, entro 5 giorni dalla segnalazione dell’errore da parte del fisco

Nelle altre ipotesi di scarto, invece, il termine unico per correggere i dati è entro 5 giorni successivi al 28 febbraio.

fonte: Il Sole 24 Ore

In causa senza amministratore

La nuova legge sul condominio ha codificato l’orientamento che ritiene applicabile al supercondominio la normativa sul condominio. Il Tribunale di Genova, con ordinanza del 17/11/2014, ha stabilito che i singoli amministratori dei singoli caseggiati non possono essere convenuti in giudizio a rappresentare i comproprietari del supercondominio qualora non vi sia un amministratore del supercondomini stesso, ma è invece necessario convocare tutti i singoli condòmini.

Di recente la Cassazione, con sentenza 19558/2013, aveva già stabilito che la legittimazione degli amministratori di ciascun condominio a compiere gli atti conservativi si riflette nella facoltà di agire solo per i beni dell’edificio amministrato e non anche per quelli facenti parte del complesso immobiliare per i quali, se manca l’amministratore del supercondominio, sono legittimati al giudizio solo i singoli condòmini.

Si tenga presente peraltro che, al fine di individuare una situazione di supercondominio, non è necessaria una statuizione o, comunque, un atto di natura soggettiva (regolamento o simili) ma il supercondominio sorge automaticamente e oggettivamente qualora sussista situazione di accessorietà tra un bene e le unità immobiliari di diversi edifici come accade, ad esempio, con le fognature (Cassazione, sentenza 14791/2003).

Lo stesso termine di supercondominio coniato dalla dottrina, prima ancora che dalla giurisprudenza, è fuorviante, atteso che suggerisce una struttura verticale che vede, all’apice, l’amministratore delle parti comuni, al di sotto del quale ci sono i singoli amministratori, al di sotto dei quali i singoli condòmini.

In realtà il supercondominio si configura, se così si può dire, come uno stato federale, ove gli organi dei singoli stati e potere federale sono singolarmente competenti per le loro rispettive funzioni secondo una struttura orizzontale. Il supercondominio, pertanto, è costituito non dal rapporto di accessorietà tra le parti comuni del complesso e le parti comuni dei singoli edifici bensì dal rapporto di accessorietà tra le le parti comuni del complesso e le singole unità immobiliari, con ciò escludendosi ogni rappresentanza dei singoli amministratori.

È necessario, pertanto, prestare particolare attenzione nel momento in cui si vada a citare un condominio, magari per danni (in quanto il bene che ha cagionato il danno sia comune a più caseggiati, come può succedere per una fognatura): in assenza dell’amministratore del supercondominio non è possibile limitarsi a citare un amministratore o gli amministratori dei singoli casseggiati; ciò avviene anche nell’ipotesi in cui l’amministratore di uno stabile si appresti a richiedere la rifusione dei costi per interventi urgenti su un bene del supercondominio; in questo caso, oltre alla legittimazione passiva degli altri amministratori, difetta anche la sua legittimazione attiva, non potendo rappresentare neppure i suoi condòmini ai sensi dell’articolo 1134 del Codice civile.

fonte: Il Sole 24 Ore

Imu-Tasi, chi deve pagare e quanto. Entro il 16 dicembre.

Abitazioni principali

Le abitazioni principali in Italia sono circa 19 milioni ma di queste solo poche pagano l’Imu mentre tutte o quasi pagano la Tasi IMU L’Imu sull’abitazione principale si paga solo nei limitatissimi casi (circa 70mila) in cui questa sia iscritta nelle categorie catastali A/1 (abitazioni signorili), A/8 (ville) e A/9 (castelli e palazzi «di eminenti pregi artistici o storici»). A queste case, comunque, si applica l’aliquota speciale per le abitazioni principali TASI L’abitazione principale è normalmente soggetta a Tasi, con un’aliquota massima del 2,5 per mille. Non essenso previste agevolazioni per legge, è consentito ai Comuni elevare l’aliquota sino al 3,3 per mille a condizione di prevedere agevolazioni per un importo pari all’imposta incassata in più.

Seconde case

Le seconde case sono le altre unità immobiliari abitative (in totale circa 15 milioni). Motissime pagano sia l’Imu sia la Tasi.

IMU
La disciplina Imu segue, dal punto di vista della base imponibile, quella dell’abitazione pirncipale (cioè la rendita catastale aggiornata moltiplicata per 160) ma non sono previste agevolazioni di sorta, tranne che, in qualche caso, per quelle affittate. Le aliquote sono diversificate per ogni Comune.

TASI
La Tasi è regolata diversamente dall’Imu, anche perché il 53% dei Comuni ha scelto di fare pagare all’inquilino una quota intorno al 10 per cento, quindi almeno 1 milione di soggetti in più è chiamato alla cassa. La base imponibile è comunque uguale a quella dell’Imu.

Altri fabbricati

Capannoni, scuole, cinema, negozi, magazzini, garage: i fabbricati non abitativi sono soggetti sempre a Imu e, per oltre la metà, anche alla Tasi.

IMU
L’Imu colpisce praticamente tutti i circa 28 milioni di unità immobiliari non abitative, per le quali l’imposta, con aliquote moto differenziate, si applica su basi imponibili diverse a secodna della categoria catastale. Inoltre il 20% dei fabbricati strumentali delle iprese è deducibile dall’Irap.

TASI
Dove i Comuni hanno espresso la delibera che assoggetta alla Tasi le varie categorie di fabbricati non abitativi le regole sono analoghe a quelle dell’Imu ma le aliquote sono sensibilmente più basse. Per imprese e lavoratori autonomi è prevista la deducibilità integrale della Tasi pagata dalle imposte sui redditi.

Terreni

Le «particelle» dotate di reddito sono 60 milioni ma è impossibile stimare quanti siano quelli esenti e, quindi, i contribuenti.

IMU
Fino a oggi i terreni agricoli sono esenti dall’Imu nei 3.524 Comuni considerati «montani» dall’Istat e in alcune aree dei 652 Comuni «parzialmente montani». Il Governo ha preparato un decreto per cambiare questi criteri, limitando in modo retroattivo le esenzioni, ma è in discussione la proroga.

TASI
La Tasi non è dovuta sui terreni agricoli, che ne sono espressamente esclusi. Sono invece soggette le aree edificabili (la base imponibile è il loro valore di mercato al 1° gennaio 2014) tranne quelle possedute e interamente condotte da coltivatori diretti e soggetti Iap, anche in presenza di contitolari privi di questi requisiti.

fonte: Il Sole 24 Ore

 

 

Acconti del 1° dicembre, le dieci trappole da evitare per pagare di meno e non rischiare sanzioni.

Quale metodo utilizzare per i calcoli. Importo minimo a partire dal quale bisogna versare. Ecco le dieci trappole da evitare in vista degli acconti Irpef, Ires, Irap e della cedolare secca in scadenza lunedì 1° dicembre.

Tasse di fine anno/Come calcolare

Bisogna valutare la convenienza nell’applicare il metodo previsionale, piuttosto che quello storico. La scelta del metodo è libera ed opera in modo distinto su ciascun comparto impositivo. Ogni contribuente può scegliere il metodo da utilizzare in relazione ad ogni differente imposta per cui è tenuto al versamento.

Tasse di fine anno/Quanto pagare

Le percentuali da applicare nella determinazione dell’acconto sono differenti a seconda dell’imposta. I soggetti Irpef versano un acconto del 100 per cento. I soggetti Ires versano un acconto del 101,5 per cento. Il versamento dell’acconto Irap segue la percentuale dell’imposta diretta versata (100% per l’Irpef e 101,5% per l’Ires).

Tasse di fine anno/L’importo minimo

Alcuni contribuenti non hanno versato il primo acconto in quanto non obbligati per effetto del ridotto importo degli acconti dovuti. Non bisogna quindi dimenticare che questi soggetti effettuano il versamento dell’acconto in unica soluzione. Le soglie previste per l’acconto in unica soluzione sono 257 euro per i soggetti Irpef e 253 euro per quelli Ires.

Tasse di fine anno/L’utilizzo dei crediti

Se si intende compensare il secondo acconto va verificato di non aver già superato il tetto massimo consentito: 700mila euro (1.000.000 per i subappaltatori edili) a partire dal 2014. Non vanno conteggiate le compensazioni verticali, anche se esposte in F24. Si deve poi verificare se sono state effettuate compensazioni eccedenti la soglia dei 15mila euro, che richiedono il visto di conformità.

Tasse di fine anno/I debiti pregressi con il fisco

Prima di effettuare compensazioni sul secondo acconto verificare che non siano presenti debiti iscritti a ruolo scaduti per importi superiori a 1.500 euro. Tale soglia è riferita a imposte dirette, Irap, Iva, e altre imposte indirette. Non si considerano i tributi locali ed i contributi di qualsiasi natura iscritti a ruolo. È possibile sbloccare le compensazioni pagando il ruolo, anche mediante compensazione con il codice «RUOL».

Tasse di fine anno/Aumento Ace senza impatto

La legge 147/2013 ha innalzato per il 2014 il rendimento nozionale al 4% (dal 3%). Tuttavia viene espressamente previsto che di tale incremento non se ne debba tenere conto in fase di determinazione degli acconti. Ulteriori incrementi sono previsti anche in relazione a 2015 e 2016 ma sempre senza rilevanza sugli acconti.

Tasse di fine anno/La scelta per la «trasparenza» societaria

Coloro che optano per la trasparenza ex articolo 116 del Tuir sul 2014 devono versare gli acconti come se nel 2014 si continuasse a versare Ires: questo sia che scelga il metodo storico piuttosto del previsionale. Al contrario, se il 2014 è l’anno di uscita dalla trasparenza, l’acconto Ires sul 2014 si calcola prendendo come base l’imposta 2013 che si sarebbe determinata in assenza di opzione.

Tasse di fine anno/Le società non operative e quelle in perdita

I soggetti Ires che nel 2013 erano risultati di comodo e hanno proceduto al versamento della maggiorazione del 10,5% sono tenuti anche al versamento del relativo acconto. È comunque possibile utilizzare il previsionale e non versare. Con le modifiche contenute nel Dlgs semplificazioni (che porta da 3 a 5 anni il periodo di osservazione) è inoltre più facile «sfuggire» alla disciplina sulle perdite sistemiche.

Tasse di fine anno/Distributori di carburante

Nella determinazione dell’acconto i distributori di carburante assumono quale imposta del periodo precedente quella che si sarebbe determinata senza tenere conto della deduzione forfettaria. Pertanto, in caso di metodo storico, l’acconto sul 2014 deve essere determinato senza considerare la deduzione in oggetto, «intercettabile» tra le altre variazioni in diminuzione.

fonte: Il Sole 24 Ore

Pubblicato in NEWS

Così il grande occhio fiscale controllerà conti correnti e depositi bancari

L’emendamento approvato in commissione Bilancio alla Camera sul Ddl di Stabilità riduce i vincoli a carico del fisco per consultare i dati su conti correnti e depositi già arrivati nella Superanagrafe dei movimenti bancari.

Conti correnti/I dati nella Superanagrafe

La Superanagrafe è una banca dati in cui arrivano le informazioni sui rapporti bancari che istituti di credito e altri intermediari finanziari trasmettono direttamente all’agenzia delle Entrate. Per esempio, per i conti correnti, sono stati finora trasmessi i dati 2011 e 2012 relativi a saldo a inizio e fine anno, totale dei movimenti in entrata e uscita e delle operazioni extraconto (come per esempio i versamenti allo sportello sui conti correnti di altri). Non viene quindi trasmesso il dettaglio di ogni operazione effettuata nel corso dell’anno.

Conti correnti/L’analisi del rischio evasione

In base all’emendamento approvato in commissione Bilancio alla Camera, l’agenzia delle Entrate potrà effettuare sui dati a disposizione solo delle analisi di rischio. Pertanto, sembrerebbe comunque impedito al fisco di identificare singole posizioni per sottoporre i contribuenti a specifici controlli, ma gli dovrebbe essere consentito di individuare situazioni o comportamenti che presentano profili di rischio fiscale (anomalie finanziarie gravi e ripetute).

Conti correnti/La dichiarazione per l’Isee

La Superanagrafe dovrebbe semplificare il compito dei cittadini nella compilazione della dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) necessaria per determinare il nuovo Isee, vale a dire l’indicatore della situazione economica equivalente delle famiglie per l’accesso a servizi o agevolazioni sociali.

Conti correnti/La giacenza media

La Superanagrafe dei conti correnti è destinata ad arricchirsi di altre informazioni. Banche e altri intermediari finanziari dovranno comunicare anche il valore medio di giacenza annua di depositi e conti correnti bancari e postali. Nel calcolo dell’Isee di utilizzerà il più alto tra il dato sulla giacenza media e quello del saldo a fine anno.

fonte: Il Sole 24 Ore

 

Pubblicato in NEWS