
| Bilancio 2025, aggiornati i modelli di relazione del collegio sindacale |
Il bilancio 2025 introduce un cambio di passo significativo per il collegio sindacale e per l’intero sistema dei controlli societari. Il Consiglio Nazionale dei commercialisti ha infatti approvato i modelli aggiornati di relazione, applicabili ai bilanci chiusi al 31 dicembre 2025, con l’obiettivo di fornire uno strumento tecnico-operativo capace di guidare sindaci e sindaci-revisori nell’affrontare le principali novità normative e contabili dell’esercizio. I modelli, disponibili in formato Word sul sito del CNDCEC, sono pensati sia per il collegio sindacale sia per il sindaco unico e mirano a uniformare l’attività di vigilanza, garantendo coerenza con le più recenti indicazioni professionali.
Accanto alla relazione del collegio sindacale, è stata aggiornata anche la Relazione unitaria di controllo societario del collegio sindacale incaricato della revisione legale dei conti. Quest’ultima non si propone come un manuale esaustivo, ma come un supporto pratico per affrontare la fase più delicata del processo di controllo: la comunicazione ai soci degli esiti delle verifiche svolte. La logica è quella di una sintesi integrata tra vigilanza e revisione, attività che restano distinte ma che, nella prospettiva attuale, devono dialogare per restituire un’informativa più chiara e comprensibile sull’andamento societario. A completamento, sono inclusi modelli esemplificativi che riflettono le situazioni più ricorrenti nella prassi.
Il nuovo schema della relazione del collegio sindacale, invece, segna un’evoluzione ancora più evidente. Non si tratta più di un documento meramente formale che accompagna l’approvazione del bilancio, ma di un resoconto puntuale dell’attività di vigilanza svolta durante l’esercizio. Il collegio è chiamato a descrivere come ha monitorato la società, quali segnali ha intercettato e quali valutazioni ha compiuto rispetto ai temi oggi più sensibili della governance: la qualità degli assetti organizzativi, amministrativi e contabili; la capacità dell’impresa di prevenire situazioni di crisi; il coordinamento con il revisore legale.
Tre sono le direttrici che guidano il modello aggiornato. La prima è la centralità degli assetti, che non possono più essere valutati solo nella loro esistenza formale, ma nella loro effettiva idoneità a sostenere la gestione e a intercettare tempestivamente eventuali criticità. La seconda è il crescente rilievo del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, che attribuisce al collegio un ruolo attivo nell’individuazione dei segnali di squilibrio. La terza è il rafforzamento del dialogo informativo con il revisore legale e con gli altri attori del sistema dei controlli, in un’ottica di maggiore integrazione e trasparenza.
Particolarmente innovativo è il modo in cui viene descritta l’attività di vigilanza. Le formule generiche sull’osservanza della legge e dello statuto lasciano spazio a un’analisi concreta dell’adeguatezza degli assetti e del loro funzionamento. Non è sufficiente che la società disponga di organigrammi, procedure e flussi informativi: il collegio deve verificare che tali strumenti siano realmente operativi e capaci di prevenire situazioni di crisi. È un cambiamento culturale rilevante, che riflette l’impatto dell’articolo 2086 c.c. e la sua interpretazione evolutiva.
Il modello consente inoltre di dare evidenza alle misure adottate dagli amministratori per fronteggiare eventuali criticità emerse nel corso dell’esercizio. Un elemento che rafforza la funzione di presidio del collegio e che contribuisce a rendere la relazione un documento più trasparente e utile non solo ai soci, ma anche agli stakeholder interessati alla solidità dell’impresa.
